Pompei: la città romana sotterranea alle pendici del Vesuvio
G.A. Lomtadze, K.B. Firsov
Nel 1748 a 22 km a sud ovest di Napoli a Civita Castellana, l’ingegnere militare Rocco Gioacchino Alcubierre, che stava portando avanti la ricerca sulla città di Ercolano, ha iniziato casualmente a scavare sulle antiche macerie di un’altra città. Era convinto di trovare al di sotto della città romana di Stabiae delle importanti testimonianze scritte e invece ha trovato una delle città monumentali dell’epoca romana più famose e visitate dei nostri giorni – Pompei. Alcubierre non voleva svelare al mondo i segreti di questa città antica ma arricchire la collezione personale del re di Napoli. Trovare i reperti della città sotterranea non entusiasmarono Alcubierre che tornò a Ercolano a interrompere immediatamente i lavori di scavo a Pompei. I ricercatori tornarono sul posto solo nel 1755. L’evento più importante dello studio di Pompei è stata la creazione nel 1777 nel palazzo reale di un archivio denominato “Ricerche borboniche”. Da quel momento in poi i funzionari del museo hanno iniziato a raccogliere tutti i materiali degli scavi e delle collezioni personali delle antiche città nella regione del Vesuvio. Dopo l’unità d’Italia, dal 1860, il museo è diventato statale. Il museo, arricchendo la collezione al suo interno, è diventato uno dei musei archeologici più grande e moderno al mondo – il museo archeologico nazionale di Napoli.
Nel 1860, con l’arrivo alla direzione dei lavori di scavo di Giuseppe Fiorelli anche le tecniche di ricerca cambiarono e furono introdotti nuovi metodi nel campo archeologico. E’ stato disegnata una nuova piantina della città, il territorio è stato suddiviso in diverse parti e si è arrivati a un'unica numerazione delle case e dei quartieri che risalivano a quei tempi.
Malgrado le false opinioni, gli scavi di Pompei sono ancora in corso, e nei prossimi anni andranno sicuramente avanti. Nel 1980 Pompei c’è stato un terremoto e tutte le forze sono state impegnate nella ricostruzione dopo la catastrofe.
A fronte dello studio della storia di Pompei, non è possibile avere informazioni precise sulla storia di questa città. Tuttavia sono stati raggiunti importanti obiettivi da parte degli storici e degli archeologi.
Secondo le informazioni dell'antico geografo Strabone (ca 64-63 a.C.– ca 20 d.C.) all’inizio la regione di Pompei era abitata da diverse tribù dagli Oschi agli Etruschi, dai Pelasgi ai Sanniti. («Geografia», V, 4, 3).
La versione etimologica più accreditata del nome della città di Pompei viene dal nome osco “pumpe”. La parola stessa pumpe è un numerale e significa “cinque” e questo in relazione alla città significa che era divisa in 5 parti-distretti-comunità. Il nome Pompei è conosciuto dal VI secolo a. C. ed è la testimonianza che la città è frutto dell'unione di diverse piccole comunità.
A partire dalla metà del V secolo a.C. quasi tutta la Campania, compresa Pompei, è stata abitata dai popoli italici. La città diventò romana solo dall’80 a.C. Dopo la guerra civile fra Mario e Silla nella città di Pompei fu istituita una colonia militare e la città automaticamente fu considerata una colonia di Roma.
Nel I secolo a. C. Pompei è stata trasformata in un centro culturale molto importante. Si costruì l’anfiteatro per accogliere 20 000 spettatori, con il nome di Odeon. Accanto all'anfiteatro, furono costruiti palazzi privati, sculture, mosaici, affreschi e opere d’arte di alto livello.
Il 5 febbraio del 62 d. C il sud della Campania fu devastato da un terremoto con epicentro proprio a Pompei. La città fu completamente distrutta.
Ma nel 79 d.C. il Vesuvio si è risvegliato e l'eruzione del vulcano ha cosparso di pietre e ceneri le città limitrofe.
Dopo l’eruzione la situazione della città di Pompei fu studiata da una commissione che arrivò alla conclusione che la città non poteva essere ricostruita. La sciagura si è abbattuta su Pompei conservando la città stessa per sempre.
La città, infatti, è rimasta intatta così come le case, i negozi, gli affreschi e gli arredi ed è considerata come una delle fonti storiche più attendibili della cultura materiale e non dell'Impero romano.
In passato Pompei fu divisa in cinque distretti-comunità, che prendevano il nome dalle porte della città che si trovavano in quel territorio. La città aveva una pianta rettangolare e fu cinta da mura feudali a forma di ellisse.
Fra le mura della città si trovavano le varie porte: Porta Marina, Porta Ercolano, Porta Vesuvio, Porta Nola e Sarno, Porta Nocera e Stabia. La parte più antica della città è il Forum di forma triangolare. Il nuovo Forum è stato costruito nei pressi della porta Marina. Per proteggere la città sono stati costruiti inoltre il teatro, l’anfiteatro e lo stadio. Nei vari punti della città sono state realizzate delle terme.
Al di la delle porte c’erano i spazi di terra dedicati ai Necropoli.
I templi della città erano concentrati nella zona dei Forum. Per tutta la città sorgevano negozi e botteghe. C’erano anche dei luoghi di ristoro dove servivano il vino i cosiddetti «thermopolium». Accanto ai granai furono ritrovati forni e mulini. Per i forestieri c'erano alberghi o case in affitto. In città c’erano molte locande e lupanare. Le strade avevano alti marciapiedi e sottopassaggi agli incroci.
Le scoperte più significative di Pompei sono le case; di fatto possono essere considerate come il patrimonio più completo delle varie tipologie di dimore dell’antica Roma dal IV a. C. al I secolo d. C.
Una particolare attenzione era affidata alle decorazioni delle case con i vari affreschi e i mosaici.
Fino al ritrovamento della città di Pompei la storia della pittura romana era incompleta. Si potevano contare soltanto frammenti di affreschi disomogenei che a volte si trovavano per caso durante gli scavi archeologici.
La scoperta di Pompei, una città davvero ricca artisticamente, ha permesso di svelare al mondo l’arte dell’antica Roma.
Le ricerche scientifiche, all'inizio da parte dell'archeologo tedesco e esperto in storia dell'arte August May (1840-1909), hanno permesso la classificazione di quattro «stili» di pittura delle varie decorazioni di case e di edifici pubblici, a dimostrazione del fatto che gli abitanti di Pompei utilizzavano molto di frequente i mosaici per decorare le loro case. Un mosaico molto famoso che ritrae la battaglia di Alessandro Magno e Dario è conservato nel museo archeologico nazionale di Napoli.
Attualmente sono stati scoperti dagli archeologi 3/5 quartieri cittadini e non c’è nessun dubbio che lo studio di questo patrimonio così prezioso, che è Pompei, riservi in futuro ancora tantissime sorprese e importanti scoperte.